Friday, August 1

Karadzic, Radovan

Fa piacere vedere che la giustizia penale internazionale ogni tanto fa qualche bella presa, come l'arresto e deportazione di Radovan Karadzic, anche se proprio ieri il consiglio di sicurezza ha emanato una risoluzione che estende la missione di pace dei caschi blu in Darfur ma blocca il procedimento giudiziario iniziato autonomamente dal procuratore generale Luis Moreno-Ocampo contro il Presidente Sudanese Omar al-Bashir per 12 mesi. Ma ciò non toglie che Radovan Karadzic, leader politico dei Serbi di Bosnia (leader della "Repubblica Serba di Bosnia") è stato acchiappato e sta per essere giudicato (colpevole) di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio. Il risultato del processo è scontato, ma il valore di portarlo a termine va oltre la semplice esecuzione della giustizia contro un individuo colpevole. Esso risiede sia nell'effetto deterrente per leader presenti e futuri (al-Bashir in primis) suscettibili di macchiarsi di simili reati, sia nella scoperta da parte dell'occidente e dei Bosniaci di dettagli importanti sulle molti parti ombrose della guerra di Bosnia come, per esempio, il massacro di srebrenica o l'assedio di sarajevo. Inoltre, diffondere l'immagine di una giustizia internazionale che arriva anche ai potenti, agli intoccabili, anche se con mezzi di dubbia efficacia e solo dopo molti anni, non può che rinvigorire la percezione internazionale del tribunale istitutito dal Consiglio di Sicurezza, insieme a quella dell'attivismo stesso del consiglio negli anni '90. Politicamente gli effetti saranno molteplici e positivi, ma vanno curati attentamente se non si vuole squilibrare nuovamente la polveriera balcanica e mandare tutto a puttane di nuovo. E' assai dubbio che Karadzic sia stato preso solo ora. Infatti, siccome non si è mai troppo cinici, penso sia meglio parlare di uno scambio che Tadic (attuale presidente Serbo) ha voluto fare con Brussel. Tadic mostra come i diritti umani nonchè il rispetto per le istituzioni onusiane siano ben tutelati nella Serbia odierna, e Brussel già parla di un invito a sedere nell'anticamera del procedimento multi-vano che porta ad essere membro dell'Unione.

E fin quì tutto bene... Ma allora perchè i toni sono ancora così aspri? La risposta è, appunto, l'imputato. Radovan Karadzic, il Macellaio dei Balcani, il Boia di Srebrenica, il poeta, narcisista, innamorato del suono della sua voce, l'intrattenitore, lo psichiatra, il camaleonte, il medico-farlocco Dragan Dabic. Come Milosevic, anche Karadzic si è dichiarato innocente, ha accusato l'imperialismo americano e ha negato la validità e legalità del processo a suo carico. Come Milosevic, inoltre, a deciso di difendersi da solo. Ciò sarà interessante. L'unica ragione per cui Karadzic voglia fare questa scelta, che in sostanza non cambierà l'esito del processo, è che si sia voluto dare una importante vetrina politica internazionale. Come ha già iniziato a fare, accuserà gli stati uniti, l'inghilterra e gli altri membri della campagnia NATO dal '92 al '95. Accuserà governi, istituzioni internazionali e individui (sostiene che tra lui e Holbrook ci sia stato un accordo che gli garantiva l'immunità in cambio del suo ritiro dalla scena politica). Proverà a sollevare un polverone, e probabilmente ne risulterà una tempesta se con la drammaticità del suo personaggio riuscirà a comparire sulle prime pagine europee in maniera costante almeno fino a natale. Se tutto ciò dovesse rivelarsi vero speriamo solo che l'uragano Radovan non sia abbastanza forte da far crollare la precaria legittimità di cui gode il Tribunale dell'Aja in Serbia e nel resto della regione.

0 comments: